GLICEMIA: DI COSA SI TRATTA?

GLICEMIA: probabilmente abbiamo sentito più volte pronunciare questo termine, da medici e nutrizionisti e compare sempre come voce nelle analisi del sangue. Ma sappiamo concretamente di cosa stiamo parlando?

Partirei quindi dalla sua definizione: la GLICEMIA è un parametro ematochimico che indica la concentrazione dello zucchero (glucosio) nel sangue e che può chiaramente variare, in base a quello che mangiamo.

Il glucosio è appunto lo zucchero alla base di un carboidrato, presente in diverse forme in una vasta gamma di alimenti, dalla pasta/farina, al pane, biscotti ma anche nella verdura, nella frutta, nel latte o nelle patate. Quando vengono assunti carboidrati con la dieta, l’amilasi salivare e tutti gli altri enzimi presenti a livello gastrico, pancreatico ed intestinale cooperano per degradarli nella loro forma più semplice, rendendoli assorbibili a livello dell’intestino.

Il glucosio è fondamentale per l’organismo poiché è il nutriente essenziale per tutte le cellule, che lo prelevano direttamente dal sangue. Ma allo stesso tempo, per essere in salute, i livelli di zuccheri del sangue devono rimanere entro certi range.

Vediamoli insieme:                                                                                                                                                     I valori medi della GLICEMIA A DIGIUNO stanno tra 70-110 mg/dl.                                                            

  • Tra 100 e 125 mg/dl si tratta di ALTERATA GLICEMIA A DIGIUNO (IFG), ossia una condizione con glicemia che inizia ad innalzarsi e che dovrebbe invitare il paziente a porre maggior attenzione al suo stile di vita.
  • Con valori uguali o superiori a 126 mg/dl sono, secondo l’American Diabetes Association , possiamo parlare di DIABETE; spesso a questa condizione si associano sintomi come sonnolenza, sete, necessità di urinare frequentemente, pelle secca.              
  • Se infine abbiamo valori intorno a 60 mg/dl possiamo parlare di IPOGLICEMIA, ossia valori eccessivamente bassi della glicemia, che può indurre sintomi come tremori, vertigini, fame, stanchezza, mal di testa, visione sfocata e, nella peggiore delle ipotesi, coma e morte.

Dopo un pasto comprendente carboidrati, la glicemia tende ad alzarsi, fino ad un massimo di circa 140 mg/dl (con valori fino a 199 mg/dl si parla di alterata tolleranza al glucosio, oltre i 200 mg/dl di diabete).

E come fa il nostro corpo ad evitare che salgano troppo le concentrazioni di glucosio nel sangue?

Lo fa attraverso un ormone ipoglicemizzante: l’INSULINA. Prodotta dal pancreas, ha il compito di normalizzare la glicemia in seguito al suo aumento (dopo un pasto) ristabilendo un’omeostasi. Esiste anche un ormone con una funzione opposta all’insulina: il GLUCAGONE. In caso di digiuno, breve o prolungato, si rischia una condizione di ipoglicemia: il corpo cerca di prevenirla rilasciando questo ormone, sempre a livello pancreatico. Il suo compito è quello di attingere dalle riserve energetiche e consentire il rilascio del glucosio nel flusso ematico, ristabilendo i normali valori di glicemia.

Ma il glucosio ematico in eccesso, rilevato dall’insulina, dove viene immagazzinato? Lo stoccaggio avviene prevalentemente a livello adiposo e muscolare favorendo chiaramente l’aumento di peso e l’accumulo di grasso. Per evitare che questo succeda dobbiamo:         

  • Non alzare eccessivamente la glicemia, introducendo troppi zuccheri con l’alimentazione.
  • “Spendere” lo zucchero in circolo assunto, attraverso il movimento.

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